Su Samna e Samno in Etymologies
Se dunque, come appare chiaro, “Samna” e “Samno” sono termini legati (peraltro entrambi derivati dalla radice STAB-), va anche da sé che uno dei significati di “Samno” è proprio “Falegname”.
E se il legame fra un palo e un falegname non sembra sufficiente a giustificare la derivazione del nome del secondo dal nome del primo, la storia delle lingue classiche (che il Professore conosceva a dir poco) ci viene in soccorso: in Latino, per esempio, falegname si diceva “Tignarius”, e il termine derivava nientemeno che da “Tignum”, ossia “Trave di legno”.
Ma torniamo a noi: dobbiamo dunque concludere che “Samno” significasse in Quenya sia “Falegname” che “Fabbricante” che “Costruttore”.
Per cui, a mio modesto avviso, certo: dal fatto che in un linguaggio non si faccia distinzione fra queste tre figure, dal fatto che si usi o si possa usare un solo termine per designarle, si può dedurre un aspetto culturale.
Ossia: alcune fra le distinzioni di ruolo che il mondo moderno ha visto nascere non avrebbero avuto (o avrebbero potuto non avere) alcun senso nella civiltà Altoelfica, vuoi per via della primordialità dell’epoca in cui si colloca rispetto alla nostra (quantomeno secondo la mitologia che intendeva tracciare l’autore), vuoi per una certa poliedricità degli artigiani Eldarin.
Essere membri di un popolo versato per l’arte ad un livello almeno tre volte superiore a quello umano deve verosimilmente aver innescato poliedricità: così il costruttore di navi – viene facile pensare guardando a Círdan – doveva sovente essersi speso nella costruzione del porto per le stesse, o ancora il fabbricante di gemme – e si fa strada nella mente la figura di Celebrimbor – poteva essere al tempo stesso l’artefice degli anelli che ne sarebbero stati sede.
Tutto questo si sarebbe inevitabilmente riflesso nei nomi, nel modo di concepire ruoli, e – se ci ho visto giusto – il dizionario stesso di Tolkien lo dimostra.
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